Regione Sicilia

ITINERARI CULTURALI

Ultima modifica 8 ottobre 2018

ITINERARIO 1

Alcamo e il Teatro
Questo itinerario connette alcuni luoghi non completamente coevi, ma consente al visitatore di leggere nelle    trame della storia della città un aspetto di particolare valore: la capacità della città di raccontare ai suoi concittadini e di permeare in modo completo l’esperienza di vita di tutti.
Manifestazioni profane, teatro sacro e spazi pubblici insieme apriranno al visitatore particolari punti di vista.
Entrando da Porta Palermo il Corso 6 Aprile è l’asse cerimoniale di origine medievale, rettificato nel XVI secolo in onore di Carlo V, da cui il nome di Via Imperiale. Su questa via si svolge il più importante dei “teatri urbani” del XVI secolo in occasione della visita dell’imperatore Carlo V di ritorno dall’Africa: i monumenti
allineati e le attività che vi si svolgono aumentano il rango della città e ne offrono uno spettacolo di ricchezza e potere. Svoltando a sinistra su via Barone di San Giuseppe, in direzione del Castello dei Conti di Modica, si raggiungono due luoghi storicamente importanti in chiave “teatrale”: il primo e più evidente è il moderno
cine teatro Euro, costruito in luogo del precedente teatro comunale; il secondo è lo stesso castello con la piazza del Campo, ora piazza della Repubblica: questo spazio esterno alle mura medievali della città veniva adoperato per giostre e mercati in cui la protezione e il controllo da parte dei Conti di Modica viene simbolicamente rappresentato attraverso il castello stesso. Ritornando sui propri passi e ritornando sulla via Imperiale (Corso 6 Aprile) si raggiunge il terzo e ultimo dei cluster del teatro urbano di Alcamo, quello del
teatro sacro. In questo caso gli spazi pubblici delle piazze e le chiese che su di esse si affacciano hanno svolto in passato, e tutt’oggi svolgono, la funzione di quinte e di scene per la rappresentazione delle feste religiose e delle processioni. Per chi volesse godere ancora oggi della spettacolarizzazione della festa della Madonna dei Miracoli, ad esempio, potrà seguire l’itinerario sacro che dalla Chiesa Madre giunge fino al “Santuario di Sotto” dedicato alla Madonna dei Miracoli e poi assistere al trionfo finale sulla piazza del Castello. Un elemento a parte, ma che rivive nella contemporaneità con l’uso per attività culturali e teatrali che vi si svolgono, è l’ex Collegio dei Padri Gesuiti; questi, durante la loro permanenza ad Alcamo, hanno spesso usato la teatralizzazione per la comunicazione del messaggio di fede. 
1. L’asse monumentale, città è teatro
2. La piazza del Campo
3. Il Castello dei Conti di Modica, la rappresentazione del potere
4. Il cine-teatro Euro, luogo del Teatro Comunale
5. La Chiesa Madre, luogo della spettacolarizzazione della fede
6. Il Collegio, casa del sacro teatro
7. Il Santuario della Madonna dei Miracoli, luogo della festa e del sacro teatro ad essa collegato

 ITINERARIO 2
L’architettura e le maestranze tra XIV e XVI secolo

La città di Alcamo tra la fine del XIV e il XV secolo vive una importante fase di crescita e si segnano i principali cardini del suo sviluppo futuro. Il visitatore che volesse scoprire come la città tardomedievale si è trasformata in questo periodo potrà farlo iniziando il percorso da fuori la cinta della città storica.
La Chiesa di Santa Maria di Gesù nei pressi della piazza della Repubblica (già piazza del Campo, luogo di mercato e di giostre medievali) è insieme al Castello dei Conti di Modica (dalla parte opposta del Campo) il luogo eponimo dei Conti che portano con loro il legame con i Francescani Osservanti da Modica ad Alcamo con l’insediamento di una comunità francescana, come nell’omonimo convento di Modica ma con stilemi,
visibili nel portico, già spinti verso il classicismo che si mescola nella spazialità e nell’organizzazione alla cultura del gotico spagnolo.
Il Castello, posto nei pressi della struttura conventuale dei Francescani Osservanti, oggi sede dell’Enoteca Storica Regionale, diventa un importante snodo per lo sviluppo della città: arrivando da Piazza della Repubblica e dirigendosi verso via Barone di San Giuseppe, si potrà apprezzare la relazione spaziale tra il Castello e l’asse urbano nord-sud idealmente collegato con il Santuario della Madonna dei Miracoli. Entrando nel perimetro di quella che è stata la città murata, il visitatore dovrà andare a scovare i segnali e gli elementi
architettonici tardomedievali del XV secolo dentro la maglia ortogonale delle stradine del centro: il primo si trova sulla via De Ballis ed è la casa omonima, la seconda si trova nei pressi della Chiesa Madre ed è il Palazzo Mastrandrea. In entrambi i casi si tratta di torri, luoghi di residenza e di difesa personale per gli abitanti delle rispettive dimore. Non mancano, passeggiando per il centro con il naso all’insù, piccole sorprese come trifore e portali alla moda del Carnilivari (architetto del XV secolo originario di Noto, nella Contea di Modica, e operante a Palermo sul finire del XV secolo nei Palazzi Abatellis e Ajutamicristo).
Nel 1535 l’Imperatore Carlo V, reduce da Tunisi, arriva ad Alcamo e vi risiede per un periodo breve ma sufficiente per far sì che la città si trasformi “a sua immagine”.
Molti centri della Sicilia negli stessi anni vivono lo stesso processo di cambio di gusto, dal gotico catalano al classicismom “alla romana”, e ad Alcamo questo fenomeno si manifesta nell’adattamento e nell’arricchimento della croce di strade medievale.
La via est-ovest, oggi Corso 6 Aprile, nella prima metà del XV secolo viene rinominata “via Imperiale”, viene raddrizzata assecondando la posizione di alcuni elementi di rilievo (la Chiesa Madre, le Chiese di San Tommaso e di San Francesco) e vengono costruiti nuovi edifici come la Loggia (o Palazzo Senatorio) i cui resti inglobati in una nuova costruzione sono ancora visibili tra il Corso e la Via Barone di San Giuseppe.
Il Palazzo Senatorio viene posto sulla croce di strade tra la via Imperiale e la via del Castello a indicare la centralità della Corte Giuratoria (l’organo di governo cittadino) rispetto alla struttura di governo imperiale. Il visitatore, quindi, si troverà al centro della città imperiale trovandosi esattamente nel centro geometrico della città: da lì potrà decidere di dirigersi a est, verso piazzetta Leopardi a vedere la cosiddetta “casa di Ciullo”, che in effetti è un raro esempio di portale bugnato con sovrapporta finestrato di gusto “alla romana” spinto verso il manierismo del secondo Cinquecento, probabile dimora del capomastro-architetto Girolamo Vicchiuzzo.Oppure potrà andare verso ovest a vedere la torre della Chiesa della Madonna del Soccorso, che insieme alla Chiesa di San Tommaso forma l’asse di allineamento della via Imperiale.
La croce di strade ha un punto di completamento ideale nel Santuario della Madonna dei Miracoli, realizzato per volontà della Corte Giuratoria (come il Palazzo Senatorio) a nord, nella direzione della via Rossotti.
Il visitatore, nei giorni del 19, 20 e 21 giugno, potrà anche comprendere la rilevanza del sito legato alla festività della Madonna dei Miracoli (cfr. Le feste religiose) rispetto alla teatralità sacra e alla
sua importanza per la città di Alcamo


ITINERARIO 3
L’architettura tra XVII e XVIII secolo

L’itinerario alla scoperta della città barocca e tardo-barocca parte dal contributo che gli ordini conventuali danno alla configurazione della città. Iniziamo dal Monastero di Santa Chiara,sulla via Imperiale (Corso 6 Aprile), entrando da Porta Palermo nel perimetro della città murata.
Qui e nella coeva ricostruzione della chiesa di Sant’Oliva, dalla parte opposta della via Imperiale in direzione ovest, si realizzano alcuni eventi rilevanti che arricchiscono l’asse portante della città di nuovi elementi architettonici: la maturazione e la riflessione sui temi dell’elaborazione del gusto architettonico del XVII secolo e il rafforzamento della posizione urbana degli ordini conventuali femminili.
Il visitatore, quindi, a partire dalla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano e dirigendosi verso piazza Ciullo, potrà
apprezzare la chiesa di Santa Maria del Soccorso, la Chiesa Madre e la chiesa di Sant’Oliva: tutte sono state ripensate, riviste o integralmente ricostruite nei primi cinquant’anni del XVII secolo e conservano la maggior parte dei tesori di arte sacra della Città (si veda a tal proposito la parte della guida relativa all’arte sacra e agli itinerari serpottiani).
L’itinerario si completa rientrando nell’ambito della città murata e dirigendosi lungo Corso 6 Aprile e poi girando a sinistra su via Rossotti.
Lungo via Rossotti, alla sinistra della Badia Grande si può ammirare il Palazzo Rossotti Chiarelli di gusto tardo barocco, parzialmente riqualificato, e alla fine della strada la fabbrica mai ultimata dell’Annuziata.
Il Palazzo Rossotti rivela che le famiglie che sovvenzionano il rinnovamento delle architetture religiose sono interessate anche ad una revisione complessiva della loro immagine pubblica attraverso il rinnovamento delle loro residenze.
L’edificio incompleto dell’Annunziata è uno esempio del modo di procedere in quegli anni alla ricostruzione degli edifici religiosi che rimanevano aperti al culto anche in presenza di grandi cantieri: in questo caso la nuova chiesa viene allestita intorno alla precedente che solo sul finire dei lavori avrebbe dovuto
essere demolita.
Infine, da Piazza Ciullo verso Corso 6 Aprile, fuori le mura medievali insistono il Collegio dei Gesuiti e le chiese dei Santi Paolo e Bartolomeo e di San Francesco di Paola con la presenza al loro interno di importanti qualità artistiche, figurative e decorative (cfr. la sezione relativa all’arte sacra).     


1. Il Monastero di Santa Chiara e la  Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la ricostruzione delle chiese
conventuali
2. La Chiesa della Madonna del Soccorso, la trasformazione dello spazio sacro medievale
3. Il grande cantiere della Chiesa Madre
4. La Chiesa di Sant’Oliva, la ricostruzione delle chiese conventuali
5. La Chiesa del Collegio, la grande presenza della Compagnia di Gesù ad Alcamo
6. Il Palazzo Rossotti Chiarelli
7. La Chiesa della SS. Annunziata
8. La Chiesa dei Santi Paolo e Bartolomeo, ordini e strutture ecclesiastiche fuori le mura
9. La Chiesa di San Francesco di Paola, ordini e strutture ecclesiastiche fuori le mura

ITINERARIO 4
La città contemporanea tra XIX e XX secolo

L’itinerario alla scoperta di Alcamo dall’Ottocento a oggi si può articolare in tre parti, tre itinerari autonomi o una lunga carrellata attraverso luoghi, gusti, funzioni che caratterizzano nella loro interezza la città contemporanea anche nella quotidianità delle funzioni che si svolgono in città.
La prima parte dell’itinerario si dipana a partire da Porta Palermo che in questo caso non è solo un punto di
riferimento fisico, ma è l’oggetto della nostra visita.
La Porta, infatti, viene riconfigurata da Gaetano Cipolla secondo il nuovo gusto neoclassico: entrando in città da Porta Palermo, si intraprende un percorso alla scoperta del modo in cui gli stili sono stati usati per identificare e qualificare le nuove funzioni urbane della città.
Lungo la via Imperiale – nome che ormai contrasta fortemente con la condizione provinciale della Sicilia declassata da “viceregno” a “Dominio al di là del faro” del regno di Napoli – si allineano nuovi edifici o rifacimenti di edifici precedenti (ad esempio al civico 36 di Corso 6 Aprile, al civico 4 di via Barone di San Giuseppe, al 26 di via Pindemonte o al 6 via Don Rizzo) che però nel complesso non modificano il preponderante aspetto del contesto urbano. Simbolicamente rilevante è però la realizzazione del Palazzo Pastore, sul prolungamento fuori dal circuito delle mura del Corso 6 Aprile.
I Pastore, infatti, sono i principali protagonisti della trasformazione urbana della XIX secolo ad Alcamo: continuando lungo Corso 6 Aprile, il visitatore giungerà all’Opera Pia Pastore che diventa la prima opera di assistenza e formazione secondo i concetti ottocenteschi di assistenza. In città erano presenti altri edifici precedenti in cui venivano ospitate attività caritatevoli, ma solo con l’Opera Pia Pastore la città si dota di un importante servizio moderno.
Rimanendo alla periferia della città consolidata e dirigendosi (a piedi, per una passeggiata più lunga ma non molto impegnativa, o con un mezzo, basta una bicicletta) lungo la via Opera Pia Pastore e poi da lì verso via Ugo Foscolo, passando dalla Chiesa di Sant’Anna nata nella stessa temperie formale e di gusto dell’Opera Pia, si raggiunge il Cimitero di Santo Spirito.
La struttura cimiteriale, “invenzione funzionale” post napoleonica, è un importante segno della cultura architettonica contemporanea, spesso più organica della stessa “architettura dei vivi”, che offre ai visitatori la possibilità di ammirare numerose opere sepolcrali, realizzazioni architettoniche e scultoree realizzate tra
la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Il Liberty ad Alcamo presenta una maggiore concentrazione nell’architettura cimiteriale che non in quella della città a causa della forte crisi di inizio Novecento che limita fortemente gli investimenti edilizi in città.
La seconda parte dell’itinerario inizia in centro. Bisogna ritornare a Piazza Ciullo per potere apprezzare alcuni
elementi architettonici più inclini all’uso degli apparati decorativi liberty come segno tangibile di una borghesia mercantile “alla moda”: il chiosco di Piazza Ciullo e la ex Filiale del Banco di Sicilia in Corso 6 Aprile ne sono un esempio.
I Florio e gli Ingham sono presenti negli anni ’10 del XX secolo ad Alcamo e danno lavoro a molti, ma la crisi della fillossera comporta una ridottissima attività edilizia.
Pochi sono gli esempi: un palazzetto con decorazioni moresche al civico 37 del Corso 6 Aprile e un palazzetto Decò a lato della Chiesa Madre. Ultima tappa di questa parte dell’itinerario è il cine-teatro Marconi degli anni ’20 del XX secolo, raro esempio cittadino di stile littorio: il linguaggio architettonico dell’edificio, che nasce sulle strutture di una chiesa preesistente, è quello di altri edifici pubblici realizzati in quegli anni nel trapanese, come il cinema Impero a Marsala. La trasformazione di una chiesa, benché sconsacrata,
in un luogo di spettacolo suscitò non poco di rumore in città, anche perché l’iniziativa della realizzazione dell’edificio pubblico venne presa non dai gerarchi locali ma da un privato che affidò all’ingegnere capo del Comune la redazione del progetto.
La terza parte dell’itinerario comprendente l’architettura post-bellica inizia fuori dal centro consolidato, nella grande piazza Pittore Renda. La visita dell’architettura post-bellica inizia da qui perché in sostanza rappresenta complessivamente il nuovo atteggiamento di Alcamo verso l’architettura: a parte sporadici esempi di valore (per i quali si rimanda alla descrizione storica delle architetture del XIX e XX secolo in questa guida) la cura non è rivolta agli spazi costruiti ma allo spazio pubblico.
Alcamo dopo il terremoto del 1968 diventa la porta settentrionale alla Valle del Belice e quindi si ritrova al centro di riflessioni, attenzioni scientifiche e di cura nella realizzazione progettuale.
Da piazza Pittore Renda, infatti, l’itinerario porta il visitatore a piazza Ciullo: qui ha sede il nuovo edificio del Banco di Sicilia, degli anni ’50, che mostra la presenza ad Alcamo del più importante finanziatore della ricostruzione e della rinascita economica post-bellica. Il ridisegno di piazza Ciullo da parte di Gae Aulenti, il Sistema delle quattro piazzette lungo Corso 6 Aprile di Anna Maria Fundarò e la riqualificazione di piazza Bagolino a cura di Lorenzo Raspanti compongono ancora una volta uno scenario unitario dell’antica via Imperiale rimarcando l’importanza dell’asse estovest su cui si attestano alcuni interventi di particolare pregio, come la cappella Don Rizzo di Paolo Portoghesi e il nuovo allestimento del Museo di Arte Sacra della Chiesa Madre. Di interesse anche la realizzazione del teatro Euro su piazza Castello che sostituisce il precedente teatro comunale. Il visitatore, seguendo le indicazioni della descrizione storica delle architetture del XIX e XX secolo in questa guida, potrà inoltre raggiungere e riconoscere i vari esempi diffusi sul territorio di architetture contemporanee realizzate dal 1980 ad oggi che rivelano un diffuso gusto per l’architetturaresidenziale privata di qualità.


Parte A – la nuova città ottocentesca: funzioni e stili della città contemporanea
1. La nuova Porta Palermo, l’asse monumentale e la città moderna
2. I nuovi palazzi padronali lungo la “via imperiale”, alcuni esempi
3. Il Palazzo Comunale, la crescita del rango amministrativo e istituzionale della città
4. Palazzo Pastore, i Baroni Pastore e la nuova identità urbana del XIX secolo
5. La prosecuzione della “via Imperiale”: la città moderna, i nuovi servizi, la nuova configurazione urbana
6. L’Opera Pia Pastore, segno della nuova visione urbana di Alcamo
7. La Chiesa di Sant’Anna, classicismo ed eclettismo
8. Il Cimitero di Santo Spirito, identità e storia della città moderna nell’architettura sepolcrale
Parte B – Dal liberty al modernismo fascista
1. L’autorimessa Segesta, segni di una città mercantile di inizio secolo
2. Il chiosco liberty di Piazza Ciullo, l’eleganza continentale della nuova borghesia novecentesca
3. Un palazzetto in stile moresco, una sortita esotizzante nel panorama architettonico di inizio secolo.
4. Un palazzetto Decò, l’eclettismo trasfigurato: linguaggio comune fino agli anni ’30
5. La ex Filiale del Banco di Sicilia, un liberty composto per le nuove funzioni della città commerciale
6. Il cinema Giovenco, lo stile littorio ad Alcamo
Parte C – Dal dopoguerra al nuovo gusto per l’architettura contemporanea
1. Piazza Pittore Renda, il primo esempio di una nuova attenzione ad Alcamo “porta del Belice”
2. La nuova filiale del Banco di Sicilia, la presenza tangibile ad Alcamo del più grande investitore degli anni ’50 e ’60
3. La nuova Piazza Ciullo, riqualificazione del cuore della città
4. La Cappella Don Rizzo, simbolismo, luce, spazio.
5. Il sistema delle Quattro Piazzette, architetture, sculture, arredo urbano d’Autore per Alcamo
6. Il cine-teatro Euro, demolizione e ricostruzione del teatro comunale ottocentesco
7. Il palazzo delle Poste, inserimenti contemporanei nel tessuto della città storica
8. Il belvedere Bagolino, riqualificazione funzionale e nuovi spazi urbani di servizio
Approfondimento – Le feste religiose
A. I luoghi della festa di San Giuseppe (19 marzo)
A1. Piazza Ciullo: realizzazione della tavola di San Giuseppe per il Patruciniu
B. I luoghi della festa della Settimana Santa di Pasqua
B1. Corso VI aprile: inizio della Via Crucis
B2. Rotonda di Viale Europa: fine della Via Crucis e “Calvario”
B3. Chiesa di Sant’Oliva: da qui inizia e finisce la processione del Venerdì Santo
C. I luoghi della festa della Madonna dei Miracoli (19, 20 e 21 giugno)
C1. Chiesa Madre
C2. Piazza castello, qui viene messa in scena la “Festa del Paradiso”
C3. Il Santuario della Madonna dei Miracoli

ITINERARIO 5
Il patrimonio culturale e ambientale del contesto territoriale

Il territorio di Alcamo è ampiamente solcato da numerosi itinerari già attivi che si intrecciano.
Il visitatore potrà sicuramente apprezzare molti elementi caratterizzanti l’area: i vigneti e le strade del vino, il mare e le antiche tonnare, i piccoli borghi, le cave di marmo “Giallo di Segesta” non più coltivate, l’archeologia (per la quale si rimanda al contributo del prof. Burgio in questa stessa guida).
Tuttavia, se il visitatore volesse intrecciare tutti gli itinerari che si dipanano da Alcamo o che la attraversano, troverà piacevole visitare alcuni luoghi di particolare interesse, come porte su ulteriori tragitti che vorrà prendere sul territorio.
Partendo da Alcamo centro e prendendo la strada per Monte Bonifato, potrà raggiungere il Castello dei Ventimiglia.
Dal castello, o meglio da quello che rimane di esso, si può apprezzare un’ampia vista di tutto il Golfo e si potrà intendere in che modo questi territori venissero protetti e controllati con sistemi di avvistamento e di intervisibilità tra costa e interno. La rete delle torri costiere che da Castellammare del Golfo si dipana verso occidente e lo stesso castello della cittadina sul golfo intrecciano i loro sguardi con il sistema di incastellamento dell’interno di cui i castelli di Monte Bonifato e di Calatubo fanno parte.
Scesi dalle falde del monte in direzione della vallata, uscite da Alcamo e percorrete la strada statale 113 in direzione di Calatafimi-Segesta: il paesaggio dei vigneti vi accompagnerà alle falde del monte Barbaro, all’ingresso del Parco Archeologico Regionale di Segesta.
Il parco è spesso luogo di attività culturali e teatrali, grazie alla presenza del teatro antico sulla collina che domina la vallata verso Castellammare: molto affascinanti le rappresentazioni teatrali all’alba, oltre che al più tradizionale orario del tramonto, che animano le stagioni estive.
Riprendendo la strada statale 113 in direzione Alcamo, imboccate la strada provinciale 2 in direzione di Castellamare del Golfo. Segesta e Castellammare sono legate storicamente, sin dall’antichità, dalla presenza di un corso d’acqua, il fiume Caldo o San Bartolomeo. I due centri, infatti costituivano un unico sistema economico-commerciale di cui l’approdo di Castellammare svolgeva la funzione di emporio e di porta per il
territorio controllato da Segesta. Lungo la strada, a destra poco dopo il ponticello che attraversa il fiume Caldo, si trovano le terme di acqua calda dove sono state realizzate piscine moderne affiancando gli antichi spazi termali di cui si riconoscono ancora i sedili scavati nella pietra.
Lasciate le terme segestane, andando a Castellammare del Golfo il visitatore ha la possibilità di visitare il centro, fermandosi fuori dal perimetro del centro storico sul belvedere di piazza Santangelo.
A seconda dell’ora si potrà sostare a mangiare qualcosa seduti ad un caffè o a guardare il mare del golfo apprezzando sulla sinistra il Castello, subito sotto una sottile striscia di spiaggia urbana e a destra la “plaja”, spiaggia sabbiosa molto frequentata in estate.
Il viaggiatore potrà visitare il centro storico, e, in particolare, camminando lungo il vicolo della Timpa, potrà arrivare fino al ponte che collega la terra ferma con la piccola piazza d’armi del Castello.
Pur nell’avanzamento della linea di costa, il Castello mantiene una buona relazione con il mare, ancora
percepibile dall’alto del ponticello e, dal basso, dal porto.
Ai piedi del castello, ristoranti e locali commerciali animano le sere e le notti estive, mentre all’alba l’arrivo dei pescatori nel porto apre la vendita del pesce che si può acquistare direttamente sui loro pescherecci.
Usciti dal centro, riprendendo la strada statale 187, il visitatore vedrà che la strada scende fino alla foce del fiume San Bartolomeo al di là del quale inizia Alcamo marina e da qui continua in litoranea.
Andando sulla destra, verso la strada provinciale 132, si raggiunge il Castello di Calatubo e, nei pressi, la Cuba delle Rose, struttura di captazione delle acque di origine probabilmente araba, trasformata in abbeveratoio in epoca più recente.

1. Il Castello dei Ventimiglia
2. Il parco archeologico di Segesta
3. Le Aquae Segestanae (terme di Segesta)
4. Castellammare del Golfo
5. La Cuba delle Rose
6. Il Castello di Calatubo

Fonte: Progetto: CREATIVE LAB  ALCAMO, La Città, il Territorio, la Storia, Guida agli Itinerari Culturali a cura di A. Badami, pp 189 - 191 - 193 - 195 - 199 -  Alcamo, Italia: Edizioni Rubbettino

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