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Alcamesi illustri

Ultima modifica 5 ottobre 2018

Alcamo vanta nella sua storia il riferimento letterario al poeta e giullare Cielo d’Alcamo.

 

  Rosa fresca aulentissima" Cielo d'Alcamo

Cielo autore siciliano è il compositore del famoso “Contrasto Rosa Fresca Aulentissima”, scritto fra il 1231 ed il 1250 e che si considera l’esempio più significativo della poesia popolare e giullaresca fiorita in Italia nel Duecento accanto alla lirica alta.

Il Contrasto di Cielo d’Alcamo si propone come un’imitazione giocosa e farsesca dei componimenti della poesia siciliana, accanto a un registro “alto” e cortese in cui ci sono numerosi latinismi ( «aulentissima», dal latino olére, “avere odore”) e francesismi che nobilitano ed impreziosiscono, in chiave parodica, il testo, si alterna un registro popolare e “basso” con espressioni dialettali, plebee, proverbiali, adeguate al corteggiamento di una popolana.

Probabilmente Cielo d’Alcamo, componendo il Contrasto quale dialogo fra una donna del popolo ed un corteggiatore che vuole persuaderla mentre lei si rifiuta ma alla fine cede, voleva prendersi gioco delle complesse ed intellettualistiche rime che appartenevano alla corte di Federico II.

Alcamo ha dedicato al giullare autore di poesia popolare destinata alla fruizione orale, la Piazza principale chiamata Ciullo, secondo un’antica ipotesi del nome da attribuirsi al poeta, risalente all’ottocento ed il Teatro cittadino rinominato da Euro in Cielo d’Alcamo.
 

 DARIO FO - Rosa fresca aulentissima

Alcamesi illustri

Cielo d'Alcamo

Di questo primo ed originale poeta in Lingua Italiana, non si hanno notizie biografiche, si sa solo che è nativo di Alcamo e che è autore del celebre contrasto "Rosa fresca aulentissima" in 32 strofe.

Non abbiamo notizie certe sull'autore del celebre Contrasto "Rosa fresca aultentissima", tuttavia possiamo delinearne un profilo sulla base dello stile utilizzato nella composizione e di testimonianze, spesso frammentarie, che la commentano.

Il codice Vaticano 3793 riporta, insieme con i canzonieri di alcuni poeti siciliani, il Contrasto per intero, ma senza fornirci indicazioni di alcun tipo sull'autore. Neanche Dante, che nel De Vulgari Eloquentia riporta il verso 3, ci aiuta a "conoscere" l'autore dei versi.

Molto importanti, invece, sono le indicazioni che ci fornisce il filologo del Cinquecento Angelo Colocci, che chiama l'autore Cielo, da molti interpretato come la forma fiorentina del diminutivo tipicamente siciliano Celi, che indica Michele. In altro luogo chiama invece l'autore del contrasto "cielo dal camo", che è stato inteso come un riferimento alla città di Alcamo.

Le caratteristiche linguistiche ci permettono di affermare, quasi inequivocabilmente, la provenienza siciliana. Dal metro e dallo stile possiamo dedurre che l'autore era o un giullare o un poeta colto che imitava i modi giullareschi. Storicamente possiamo collocare la composizione del contrasto fra il 1231 e il 1250, periodo in cui fioriva la produzione della scuola di Federico II di Svevia.

Sebastiano Bagolino

Poeta, scrittore, pittore e musicista è nato in Alcamo nel 1562 dal pittore veronese Leonardo e da Caterina Tabone.

Giovanissimo frequentò la scuola di grammatica dell'umanista Marco Gentiluccio di Spoleto. A diciannove anni si trasferì a Napoli dove approfondì i suoi studi, e fu maestro di poetica a giovani di nobili famiglie, guadagnandosi la stima di insigni letterati.

Tra le opere in versi si evidenziano 729 poesie, pubblicate nel 1782 a cura del cav. Giuseppe Triolo Galifi; e tra quelle in prosa: Il Moncata, La Piramide, Lo Stracciabisacce.

Mariano Ballo (o De Ballis)

Nacque il 6 settembre 1634. Studiò a Palermo dove istituì nel 1667 un'accademia poetica detta degli Squinternati, i cui membri improvvisavano componimenti in versi su qualunque argomento.

Tornato nella città natale vi aprì a proprie spese un teatro e, all'età di quarantaquattro anni, intraprese la carriera ecclesiastica. Uomo di gran cuore, il sacerdote Ballo esercitò la sua carità sovvenendo con larghe elemosine alcune gentildonne cadute in bisogno e dimostrò la sua pietà con atti di singolare magnificenza. Morì il 18 ottobre 1708.

Agostino Pantò

Agostino Pantò nacque l'11 settembre 1675 e già dalla prima giovinezza mostrò elevatissime capacità intellettive. A sedici anni vestì l'abito ecclesiastico e andò a Palermo da dove ritornò quattro anni dopo laureato in teologia. A ventitre anni, tornato ad Alcamo, il Vescovo di Mazara voleva nominarlo suo assessore e vicario generale però egli rifiutò ogni carica per far ritorno a Palermo. Nel 1700 andò a Roma per approfondire gli studi, dove si legò in amicizia con vari illustri personaggi, tra i quali anche Vescovi e Cardinali. Essi gli offrirono varie e importanti cariche che spesso rifiutò. Ritornato a Palermo incontrò la stima dei viceré di Sicilia, di Francesco I di Borbone e del re di Spagna. Nel 1729 fu nominato canonico della Cappella Palatina dove fu sepolto dopo la sua morte, a sessant'anni, avvenuta l'11 giugno 1735.

Gianbattista Bembina

Nacque il 22 giugno 1716. Fu dottore in filosofia e in medicina. Nipote di Ignazio De Blasi, conservò il suo manoscritto per alcuni anni, ma lo considerò come una raccolta di materiali che lo zio non riuscì mai a utilizzare per scrivere la storia di Alcamo. Si sentì investito allora del compito di "perfezionare quello, che non era non aveva potuto fare il "dottor Di Blasi" e scrisse la "Storia ragionata di Alcamo città di Sicilia". Morì il 14 marzo 1809.

Ignazio De Blasi

Storico, nacque al Alcamo nel 1717 ed ivi morì nel 1783. Fù il primo a compilare una storia di Alcamo, sua città natale.

Fin dal 1747, anno in cui era membro dell'Accademia del Buon Gusto, concepì il progetto di quest'opera. L'opera completa è un volume di 1990 pagine il cui titolo completo è "Discorso storico della opulenta città di Alcamo situata a piè del Monte Bonifato, e dell'antichissima città di Longarico ossia Lacarico, dopo detta Alcamo, su di esso monte".

Giuseppe Renda

Giuseppe Renda è uno dei pochi pittori alcamesi dei secoli scorsi che merita di essere ricordato con grande ammirazione. Nacque il 15 febbraio 1766 da una famiglia contadina e, ancora molto piccolo, cominciò a prestare servizio per il duomo. Un giorno ebbe il capriccio di ritrarre con un carboncino su un muro il ritratto di un cappellano e fu notato dall'arciprete Mangione che, intravedendo la vocazione del ragazzo, lo raccomandò agli amministratori del comune. Il patrizio Pietro Lombardo gli offrì la sua protezione e così il ragazzo poté andare a studiare l'arte a Palermo dal maestro Giuseppe Velasquez. Ritornato ad Alcamo lasciò alla nostra città parecchi dipinti di grande valore artistico.

Felice Pastore

Nato il 5 agosto del 1786 a Palermo, il barone Felice Pastore sposò nel 1809 Donna Stefania Naselli Montaperto dei principi di Raffadali. Fu una figura di primo piano nello scenario politico siciliano dell'Ottocento, dal carattere mite ma anche forte e deciso, gli furono affidati numerosi incarichi politici di rilievo. Studiò fisica, matematica, lettere e agricoltura e grazie ai suoi studi migliorò notevolmente la produzione degli oli e dei vini dei suoi poderi introducendo anche la coltivazione del gelso.

Nel 1815 intraprese un lungo viaggio insieme alla moglie dalla quale non ebbe figli. Appuntò gli incontri avuti durante quel viaggio e le sue impressioni sui luoghi visitati in un Diario che rappresenta un'importante testimonianza letteraria dell'epoca. Morì nel 1862, le sue spoglie sono tuttora conservate nella cappella della Pia Opera Pastore, l'istituto fondato ad Alcamo per suo volere nel 1860.

Nicolò Fazio

Nacque in Alcamo nel 1794 ed ivi è morto nel 1885. Dottore in legge, fu autore di satire di cui una "La Processione ideale" in lingua, mentre le altre: "La Collegiata", "La Fumeleide", "La Sinagoga" sono in dialetto.

Con le sue satire si procurò molti nemici ma non se ne curò.

Francesco Mistretta

Nacque il 28 marzo del 1798. Compiuto il decimo anno di età fu posto agli studi nel seminario vescovile di Mazara, dove primeggiò in ogni ramo delle scienze.

A sedici anni depose l'abito clericale e si avviò, nell'Università di Palermo, alla medicina ma, finito il secondo anno di corso, preferì dedicarsi agli studi legali. Laureando in legge, dopo un triennio di esercizio nel foro palermitano, diede inizio alla sua carriera nella magistratura occupando ad Alcamo, sua città natale, il posto di giudice supplente. Passò poi a giudice titolare a Gibellina e poi tornò ad Alcamo occupando la stessa carica.

Esercitò poi in varie località siciliane fino a diventare, nel 1811, vicepresidente della corte criminale di Palermo. Subito dopo venne eletto prefetto di polizia, ma trascorsi sette anni si dimise per tornare alla magistratura. Dopo aver occupato varie ed importanti cariche giuridiche il Mistretta, nel dicembre del 1852, fu elevato al grado di direttore del ministero per i dipartimenti di grazia e giustizia e degli affari ecclesiastici in Sicilia. Caduto da una tale carica in seguito alla rivoluzione del 1860 muore due anni dopo, il 20 dicembre 1862, a causa di una ipertrofia agli organi respiratori.

Vincenzo Narici

Nacque in Alcamo nel 1805 ed ivi è morto nel 1874. Fin da giovane scrisse liriche spontanee e piene di grazia.

Laureatosi in legge esercitò l'avvocatura. Nell'aprile del 1860, dopo la rivolta della Gancia, si unì ai capi della sommossa, fu arrestato ma sfuggì alle guardie.

Dopo lo sbarco di Garibaldi, infiammava di patriottismo gli animi del popolo con degli inni. Durante la dittatura di Garibaldi passò a Palermo dove diresse un giornale satirico "Il cancelliere archivario".

Antonio Rotunda

Nacque il 3 febbraio 1813. Fu ammesso non ancora quattordicenne al noviziato nella casa gesuitica del comune natio e, insignito nel 1837 dell'ordine sacerdotale, da quell'anno divenne, come lo chiamavano i suoi compagni, l'apostolo della Sicilia. Operò nel collegio di S. Teodoro a Modica e nel collegio di Trapani. Dopo il 1860 si trasferì a Malta, ma dopo tre anni, tornato ad Alcamo, fu anche nominato rettore del magnifico tempio di S. Oliva. Padre Rotunda morì a Palermo di polmonite il 2 maggio 1881.

Don Giuseppe Rizzo

Giuseppe Rizzo nacque il 22 dicembre 1836, sacerdote molto umile che lasciò un segno molto profondo nella storia di Alcamo. Sin dai primi anni del suo sacerdozio si dedicò all'educazione dei giovani e istituì un oratorio dedicato a S. Francesco di Sales e poi un circolo di Azione Cattolica intitolato a Don Bosco.

In quei tempi Papa Leone XIII aveva promulgato la Rerum Novarum, con la quale chiamava gli operai di tutto il mondo per unirsi in Cristo, in opposizione alle ideologie di Carlo Marx. E Don Rizzo, come Don Luigi Sturzo e, al nord, Don Davide Albertario riuscì a coinvolgere gran parte della popolazione predicando ideali di unità per la valorizzazione di principi cristiano-sociali che sono alla base della fondazione del Partito Popolare Italiano, che poi prende il nome di Democrazia Cristiana.

Don Rizzo si attirò inimicizie che, tuttavia, non riuscirono ad abbatterlo del tutto, in quanto egli era consapevole che occorreva affrontare dei sacrifici per far trionfare le idee sane e sante e che la vita era una lotta continua.

Si avvicinavano anni duri per il popolo alcamese: la filossera aveva distrutto i vigneti e due banche molto importanti, la Cooperativa e la Segestana fallirono. Il dazio di consumo, per la minuta vendita, era diventato per il popolo una schiavitù e, nel gennaio 1903, si ebbe una sommossa popolare che portò all'arresto di tanta gente e, tra questa, anche di Don Rizzo, accusato di essere l'istigatore della sommossa.

Questo arresto apparse agli occhi di tutti come una vendetta politica nei confronti di Don Rizzo il quale, subito dopo l'arresto, come l'Apostolo S. Paolo baciò le manette. Il 25 marzo dello stesso anno, ritenuto pienamente innocente, viene rilasciato. Don Giuseppe Rizzo allora riprende la Sua attività con maggiore energia e, per aiutare e sollevare i poveri, decide di fondare la Cassa Rurale ed Artigiana. Per promulgare ulteriormente i suoi principi Don Rizzo fondò e diresse il giornale Il Granellino. Aveva 49 anni quando morì prematuramente, la sera del 17 aprile 1912.

Girolamo Caruso

Nacque il 18 settembre 1842. Studiò nell'Istituto Agrario Castelnuovo di Palermo, dove diede i primi saggi del suo talento. Nel 1858, uscito da quel collegio, si dedicò allo studio della veterinaria e nel 1861 ottenne la laurea in zooiatria.

Nominato, in seguito a due concorsi, dapprima volontario e poi commissario del Genio Militare, andò a Messina ricoprendo questa carica.

Lasciato nel 1864 l'ufficio di commissario per occupare il posto di direttore della scuola agraria provinciale di Corleone, tre anni dopo tornò a Messina, chiamatovi dal Ministero ad insegnare agraria nell'Istituto Industriale e Professionale. Frequente fu la partecipazione del Caruso a congressi ai quali egli stesso prese parte.

Nell'agosto del 1871, dopo aver vinto un concorso, vinse il posto di professore di agronomia nell'Università di Pisa e di direttore dell'Istituto Agrario connesso. Stabilitosi definitivamente a Pisa, a lui vengono affidati in seguito vari e importanti incarichi, in particolare dal Governo.

Pietro Maria Rocca

Nacque il 24 agosto 1847. Ancora in tenera età i genitori lo fecero studiare in un collegio gesuitico e, un anno dopo la rivoluzione del 1860, lo mandarono a studiare nel seminario vescovile di Mazara del Vallo ma, non sentendosi portato per il sacerdozio, lasciò il seminario e continuò gli studi principalmente da autodidatta.

Nel 1877 il municipio fece raccogliere nella chiesa di San Giacomo de Spada tutti i libri dei conventi soppressi e Pietro Maria Rocca fu uno dei pochi che si offrirono per la catalogazione di quei libri: da qui ebbe origine la Biblioteca Comunale di Alcamo.

Nel 1884 fu chiamato a far parte del consiglio comunale e una delle sue prime proposte fu la costruzione di un piano sollevato nella chiesa di San Giacomo per preservare dall'umidità i libri della Biblioteca e gli atti dei notai defunti che aveva pazientemente raccolto.

Francesco Maria Mirabella

Nacque in Alcamo nel 1850 e morì nel 1943. Fu per molti anni educatore e poi direttore didattico. Fu un benemerito della cultura alcamese.

Tra le sue opere più importanti: Le memorie biografiche alcamesi, Alcamo sacra, Bagolino, Itinerario turistico alcamese, Alcamensia, Sul Reclusorio delle donne riparate di Alcamo e altre note storiche.

I Fratelli Sant'Anna

Benedetto, Giuseppe e Stefano Triolo, baroni di Sant'Anna sono tra le figure più belle del Risorgimento siciliano.

La campana della Gancia di Palermo il 4 aprile 1860 diede l'annuncio della rivoluzione. I fratelli Sant'Anna che avevano fondato un comitato segreto del quale facevano parte anche i medici Melchiorre Fazio e Baldassare Benenati, il farmacista Vito Fazio, i sacerdoti Luigi Ballo e Giuseppe Stellino e altri alcamesi, la mattina del 6 aprile scesero lungo l'attuale corso VI Aprile verso la piazza sventolando il tricolore che fu così innalzato sul pennone più alto del palazzo comunale. Alcamo fu la prima città siciliana a rispondere all'appello lanciato dalla campana del Gancia.

Il giorno dopo Stefano Triolo insieme ad una prima squadra di picciotti alcamesi partiva per unirsi agli insorti di Palermo. Nello scontro con i soldati del generale Letizia cadde presso Pioppo Giuseppe Fazio. Anche Liborio Vallone perse la vita fucilato con altri rivoltosi a Palermo nella piazza delle Tredici Vittime.

Il 12 maggio i due fratelli Sant'Anna raggiunsero Giuseppe Garibaldi e insieme a lui combatterono la famosa battaglia di Calatafimi. Il 17 maggio i garibaldini entrarono ad Alcamo e Stefano Triolo fu nominato governatore della città. Sulla facciata del Palazzo Sant'Anna, lungo il corso principale, è sposta una lapide che testimonia l'avvenimento.

Nino Navarra

Nacque in Alcamo nel 1885 e morì sul Carso nel 1917. Poeta, scrittore, oratore, caduto per la patria e medaglia d'argento al valore.

Navarra fu dannunziano non tanto perché caro amico del D'Annunzio o perché contemporaneo di quel poeta ma per una profonda affinità di temperamento.

Tuttavia il suo dannunzianesimo si limita al culto delle Bellezza, che fu il suo più alto ideale. C'è anche in Navarra un certo crepuscolarismo che lo avvicina al Gozzano per il presentimento della morte vicina e per l'amore per la Grecia antica.

Giuseppe Messana

Nacque in Alcamo nel 1895 ed ivi è morto nel 1942. Fu poeta neoromantico. La sua fama superò certamente i confini regionali. Le sue opere più notevoli sono: Amaranti (1914), La falciata (1921), I canti umani (1922), Nuvole nell'azzurro (1925), La casa tra gli olivi (1930), Le stelle e le greggi (1931). In prosa scrisse un romanzo: Italianina del 1922 e le novelle La colpa e La pena del 1926.

Giuseppe Ferro

Fu un uomo di poche parole, di mediocre cultura, ma di esemplare onestà e rara modestia. Nel 1919 fu assessore del nostro Comune e volle legare il suo nome alla storia di Alcamo. Un giorno prima della sua morte, infatti, con testamento dettato al notaio Giuseppe Adragna volle lasciare diecimila lire ai poveri e tutto il resto dei suoi averi, che ammontavano a circa un milione, al sacerdote Giuseppe Spedale con l'obbligo di destinarli alla costruzione di un istituto di educazione con annesso un liceo. Il 19 dicembre 1921 Giuseppe Ferro morì e, già nell'ottobre del 1922, nella casa stessa del testatore fu aperto un liceo.